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Thursday, September 15, 2011

La Biblioteca del Futuro



Published on SATURNO, IL FATTO, Sept. 9th, 2011. Ask permission to share alike.

COSA LEGGEREMO FRA cent’anni? Quali saranno i titoli che riempiranno gli scaffali delle biblioteche ormai virtuali dei nostri pronipoti, che s’impileranno in icone disordinate sui loro iPad, telefoni cellulari, schermi interattivi? Il mondo cambia in fretta, l’America, tra uragani climatici e finanziari, conta sempre meno: Cina, India, Brasile e Russia fanno soffiare un vento nuovo in politica e in economia. Il clima è instabile, la finanza governa la politica internazionale, il métissage culturale è ormai una banalità (tranne forse in Padania), donne e uomini hanno trovato nuovi modi di convivenza, la guerra si fa con i robot… Saranno ancora Nietzsche, Marx e Freud a fornire le chiavi di lettura delle rivoluzioni vertiginose in corso? Ciò che sembra fare più difetto oggi, nell’era della tecnica imperante, sono le visioni, gli schemi di pensiero, come se ci accanissimo su una realtà che non capiamo più con vecchie griglie d’interpretazione sempre più inappropriate.
«Saturno» ha deciso di guardare oltre i titoli del rientro letterario, e chiedere a intellettuali del mondo intero quali sono i libri che daranno senso alla realtà tra cento anni, una biblioteca di scienze umane immaginaria per capire un mondo che ci sfugge veloce di mano. L’idea, lanciata da Ariel Colonomos, scienziato politico, professore di relazioni internazionali a
“Sciences-Po” di Parigi, durante un convegno su Global Humanities, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura a New York, ha avuto un successo immediato. Sono in molti a pensare difatti che i libri sacri del futuro porteranno titoli molto diversi da quelli di oggi e verteranno su temi che ancora stentiamo a immaginare possibili. Così, lo stesso Colonomos, propone un libro su Confucio in Africa, dato l’immenso investimento delle imprese cinesi in Africa e le conseguenze sulle politiche del continente nero. Oppure: Perché l’Islam e l’Occidente si sono entrambi sbagliati: un’analisi islamista della Fatwa contro Salman Rushdie 30 anni dopo, libro immaginario, da scrivere dopo l’altrettanto immaginaria caduta dell’attuale regime in Iran e la vittoria dell’islam moderato. Il filosofo indiano Akeel Bilgrami (Columbia University) propone invece un ripensamento della filosofia della natura in chiave gandhiana: La Natura non è solo un corpo da sfruttare: l’idea di Natura contro l’idea di Risorse Naturali. Mentre lo storico della scienza Steven Shapin (Harvard University) si preoccupa del cibo del futuro: L’uomo è ancora ciò che mangia nell’era della cucina sintetica? La scrittrice Siri Hustved si interroga sull’identità del futuro con il titolo: L’Io e l’altro tra filosofia, neuroscienze e letteratura. Non bisogna però dimenticare che la Cina è sempre più vicina: così il politologo Pasquale Pasquino, Global Professor alla New York University ci propone come titolo: Il trionfo dell’Impero di Mezzo, nome della Cina in mandarino. C’è chi ancora crede che il progresso delle scienze umane verrà comunque dalla loro fusione con le scienze della natura. Così, l’antropologo iconoclasta Dan Sperber, vincitore l’anno scorso del primo premio Lévi-Strauss in Francia, propone sicuro: La svolta naturalistica nelle scienze sociali : 1980-2030. E qualcuno immagina subito un pamphlet correlato su Ormoni e protoni: saggio sulla fisica delle emozioni, da distribuire a un corso di “Endocrinologia e metafisica”… Lisa Ginzburg invece pensa alle relazioni personali nell’intimità di un futuro fatto di distanze, e ci propone come titoli: Né con te, né senza di te. Dalla convivenza alla coesistenza: saggio sull’evoluzione dei legami, e insieme, per imparare a essere cosmopoliti senza perdere l’identità: Controesodo e antidiaspora: nuovi radicamenti, o le rotte del distacco, perché nessuno nel futuro saprà più dove sono esattamente le proprie radici. David Berreby, saggista americano, autore dell’acclamato Us and Them: The Science of Identity (2008) si interroga su come penseremo la vita e la morte con il titolo Fragilità essenziali: breve saggio per permettere agli esseri umani di partecipare alle decisioni di vita e di morte. Invece Jean Birnbaum, direttore delle pagine culturali del quotidiano Le Monde, immagina una pastiche filosofico dal sapore decostruzionista dal titolo: Spettri di Marx. Scritti postumi di Jacques Derrida. «Saturno» non ha resistito a contribuire con qualche suggerimento semiserio. Così dalla redazione arrivano i seguenti titoli: Etica del break-down: identità personale e responsabilità nell’era degli psicofarmaci, oppure: Mediterraneità: come la rivoluzione dei gelsomini ci ha insegnato a condividere le sponde di una stessa cultura. E ancora: Stare insieme. Uscire dalla schizofrenia con tutte le personalità intatte; Robot in guerra: feriti cibernetici e arti fantasma elettronici. Nuove frontiere dell’informatica delle emozioni. E infine: Slow-cost. L’arte di viaggiare piano nell’era degli spostamenti istantanei. Il catalogo del futuro è aperto. Certo, ci vuole ottimismo a immaginare il futuro, e anche la consapevolezza che la tecno-scienza imperante non risolverà tutti i problemi: le vecchie scienze umane, stanche e cariche di interpretazioni del mondo, saranno ancora là, ad aiutarci a dare un senso a quel che succede, perché se i protagonisti della nostra storia, ossia noi stessi, non si riconoscono più nelle teorie che spiegano loro chi sono e cosa fanno, la storia dell’umanità, semplicemente, si ferma. Tutti i testi del convegno di New York su Global Humanities sono disponibili online su:

Thursday, January 08, 2009

GLORIA'S RANKING 2008


What's in a year? What makes it so special, so different from any other years? Scattered pictures of vacations with friends, dinner parties, children birthdays, ends of schools, Christmas days, give to each year an unforgettable touch, as in a vintage selection, that filters what we will keep in memory for the rest of our life. The value of these precious pictures, lost in some drawers that sometimes we open in the boring winter evenings, is that they produce a selection of instants worth remembering, a ranking of what must be kept in memory and what will be lost in the magmatic confusion of our unconscious past.
Here I'll provide another way of making an year unforgettable, just by giving grades, ranking the days and the experiences in a way that makes it distinguishable in my memory from any other year forever. Ranking is a form of visualization of reality, a way of illustrating a special configuration of the world worth remembering.

Best lunch: Restaurante Porto Santa Maria, on the beach of Cascais, Portugal, with Ariel in a sunny day of January. After a freezing bath in the Ocean, I was incredibly hungry and we ate a giant lobster.

Best dinner: At Gusto restaurant, Rome, piazza Augusto imperatore, end of November, with some friends and my elegant Italian publisher Andrea Gessner after the presentation of my book at the Libreria Fannucci. Lot of laughter about one of my best tirade on the functioning of horn-pipes.

Best friend of the year: Catherine Legallais, a discrete and auratic Paris-based poet and critic, with an outstanding capacity of listening and understanding. I think she's the only person who really understood my way of looking at my childhood in my Italian book, La Figlia della Gallina Nera.

Best philosopher: Akeel Bilgrami. His talks in Paris on liberalism and relativism and, especially, on Gandhi, in March, were a breath of fresh air in the stifling philosophical world.

Best philosophical paper: Akeel Bilgrami's on Gandhi's philosophy of nature.

Best academic talk: Steven Shapin on science as a vocation given at the Jean Nicod Institute in Paris on June 2nd. Perfect voice, timing, rhetoric, facial mimicry, a piece of performance art, sadly neglected by a distracted audience.

Best philosophical conference: Third International Conference on Wine and Philosophy, organized by Nicola Perullo, myself and Barry Smith at the university of Pollenzo, in Southern Piedmont, Italy. Not really for the contents of the conference, but for a special childish atmosphere that reminded me my years in high school, like a delirious conversation about the name of a fellow philosopher while driving from a wine taste to another, almost drunk in a very crowded car.

Best place: St. Jacut de la Mer, in Bretagne, discovered by Dan and Bruno, a beautiful peninsula surrounded by marvelous and colored beaches. Leo, Matteo and myself had also the priviledge of a bath with a seal, a nice seal with big, dark, round eyes and long whiskers, a sort of epiphany from nowhere that gave all of us strange, magic dreams during the night.

Best blog: Ricardo Bloch's Amphibious Andromeda, at http://ricardobloch.com/docs/home.htm, an image and a sound per day. An essential, elegant, soft and deep zen exercise of precision.

Best website and webby idea: www.demotix.com a citizen journalism site run by the genius of geniuses Turi Munthe

Best day: November 4th, my son's 8th birthday and Obama's victory. Sleepless all night watching three computer screens with Dan, then the dinner party for Leo with Yotam and his family, lot of music, laughter, affection and a shy optimism in our gazes.

Best song: Alba Arikha Dans une impasse

Best movie: There will be blood, by Paul Thomas Anderson

Best documentary movie: Nurith Aviv D'une langue à l'autre

Best opera: Actually, the choice is very limited, given that I saw just two, a Wozzeck at La Scala in Milano where I slept almost all the time, and another one in Paris in November. This latter is one of the most beautiful mise-en-scènes I've ever seen in my life: Wagner's Tristan und Isolde illustrated by enourmous yet ephemeral Bill Viola's videos.

Best museum: Louisiane museum, just outside Copenhagen, where I saw the best Bill Viola's video of my life: a variation on the theme of Géricault's Le radeau de la Meduse (The raft).

Best exhibition: Richard Serra at the Grand Palais, June.

Best non-fiction book: Margareth Mead's autobiography, Blackberry winter.

Best fiction book: Well, I know I shouldn't, but, actually, it's true: it's mine: La figlia della gallina nera, 2008, Nottetempo.

Best discovered etymology: Thanks to Guglielmo Brayda, who found it somewhere in one of Pascal Quignard's books, I discovered the special etymology of "desire" which comes from desiderium in Latin, which, itself, is made by the prefix de and sidera, star. Desiderium is thus a deprivation of stars, a feeling of absence of light, a craving for aura.

Best culinary invention: My entrée of carpaccio of coquilles st. jacques slightly cooked in a fry pan just for 10 seconds with butter and lemon and served on a hot trevisana salad, cooked in a pan with oil, garlic, soja sauce, sugar and balsamic vinegar. I've added some sesame seeds on the coquilles in the end and decorated with a leaf of peppermint. Delicious. Served as entrée at a dinner in my place at the Passage on December 31st.

Best hotel: Hotel Locarno in Rome, via della Penna, an "as it should be" old, charming hotel in my favorite block in Rome, a few steps away from Elsa Morante's apartment in via dell'Oca. I've spent a febrile night reading Rilke, Canetti and Sebald and smoking cigarettes - because I had to present 5 books of my choice at the Italian radio the morning after - and feeling for the first time of my life of being a "real" intellectual!